Palazzo Barolo

Palazzo Barolo: storia, miti e leggende

LA STORIA

Palazzo Barolo rappresenta uno dei più significativi e meglio conservati esempi di dimore nobiliari della Torino barocca. L’edificio fu costruito alla fine del Seicento da Gian Francesco Baroncelli come ristrutturazione della casa già posseduta dal Conte Ottavio Provana di Druent, «primo scudiero» e «gran guardarobiere» di Vittorio Amedeo II di Savoia.

Attraverso il palazzo si può anche conoscere meglio la personalità dei suoi ultimi proprietari, i marchesi Falletti, Tancredi e Giulia Vittorina Colbert de Maulévrier meglio nota come la marchesa Giulia di Barolo.

Ospite dei marchesi Falletti dopo la pubblicazione de “Le mie prigioni”, soggiornò per molti anni nel palazzo lo scrittore Silvio Pellico, la cui camera fa parte del percorso di visita del museo di Palazzo. Pellico aiutò Giulia di Barolo nelle sue opere di carità, anche insegnando nelle scuole fondate dalla marchesa.

IL MATRIMONIO ed il SUICIDIO

Nel palazzo abitarono l’unica figlia del conte Ottavio, Elena Matilde, con il marito, marchese Gabriele Falletti di Barolo il quale, con i tre figli nati nel matrimonio, lasciò il palazzo e la moglie quando il suocero non assegnò alla figlia la ricca dote già promessa al momento del matrimonio.
A 26 anni, Elena Matilde si suicidò gettandosi dalla finestra della sua camera.

Secondo la leggenda lo spirito di Elena Matilde continua ancora ad aggirarsi irrequieto nella casa paterna, alla vana ricerca dell’amato marito.

LA MARCHESA GIULIA

Juliette, in Piemonte chiamata anche Giulia (a Torino la marchesa imparò l’italiano, l’inglese e il greco) si dedicò all’assistenza delle carcerate, ed intraprese, insieme con il marito, iniziative benefiche: scuole gratuite, assistenza ai poveri e donazioni.

Con il marito, inoltre, Giulia fondò la Congregazione delle Suore di Sant’ Anna.  Il suo impegno a favore delle carcerate, con l’istruzione, con la provvista di vitto e abbigliamento decente, con l’igiene, arrivò a tal punto che, presentato al governo un progetto di riforma carceraria, il 30 ottobre 1821 il ministero la nominò soprintendente del carcere. In breve il carcere divenne un istituto modello e, redatto un nuovo regolamento interno, lo sottopose alla discussione con le detenute, da cui ebbe approvazione unanime.

“Bisogna farsi amare da esse, provando loro che le amiamo. Solo così capiranno che Dio le ama.” amava ripetere la marchesa che, prima della sua morte, fonderà scuole professionali, asili, ospedali, istituti religiosi e, naturalmente, l’ Opera Pia Barolo.

A partire dal 1845 circa si dedicò altresì al perfezionamento della coltivazione e della vinificazione del celebre vino Barolo.

LA VISITA GUIDATA

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