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DARIO ARGENTO E TORINO: “LA CITTA’ DOVE I MIEI INCUBI STANNO MEGLIO”

Regista innamorato della città di Torino, non sorprende, vista l’anima magica e misteriosa del capoluogo piemontese, che Dario Argento l’abbia definita “il luogo dove i miei incubi stanno meglio”.

Nell’autobiografia «Paura» (Einaudi, 2014), Argento scrive:

«Ero giovanissimo, un bambino e venni a Torino con mio padre, che doveva andarci per lavoro. Arrivammo di sera, pioveva e subito la trovai una città bellissima. Mi piaceva molto, aveva un’aria malinconica e al tempo stesso inquietante. Non pensavo che avrei mai fatto il regista, ma ero sicuro che Torino sarebbe stata una città ideale per girarci dei film»

Dopo il successo dell’esordio con ““L’uccello dalle piume di cristallo” , lo scenografo Carlo Leva insistette  – fino a convincerlo – perchè fosse Torino lo sfondo del nuovo progetto cinematografico di Argento (che invece aveva pensato ad alcune città nordeuropee).

Fu così che il 3 settembre 1970, Torino ospitò le riprese de “Il gatto a nove code”.

Ad oggi, i film da lui girati a Torino sono complessivamente 8.

Volete sapere se c’è qualche luogo della città, al di là dei set dei suoi film, a cui il regista si sente più legato? La risposta in un’intervista rilasciata al quotidiano “la Repubblica”:

“Direi tutto il centro, con le sue vie e le sue piazze metafisiche. Piazza Cln, così geografica, quasi da metropoli aliena, o Villa Scott, divenuta la “villa del bambino urlante” in “Profondo Rosso”. Ma penso anche alle periferie più ai margini dove ho girato altri film: quei palazzoni di Mirafiori vicino alla Fiat hanno sempre esercitato uno strano fascino in me”.

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Curiosità
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In un’intervista rilasciata a Vanity Fair, facendo riferimento al suo primo successo cinematografico Dario Argento ricorda che

«Ero da solo a casa in pigiama e pantofole, battevo a macchina una scena del mio primo film, L’uccello dalle piume di cristallo, e a un tratto, forse in preda all’immedesimazione, cominciai ad avvertire delle presenze. Mi spaventai, uscii di corsa e mi attaccai al campanello della portineria per parlare con il custode del palazzo. Lui era stupito, io cercavo soltanto un contatto umano.

Parlammo di stupidaggini a lungo e, nonostante avesse un grosso punto di domanda sul volto, credo non abbia mai capito né saputo perché lo avessi cercato all’improvviso sul limitare della notte».

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” Dario Argento e i luoghi dei suoi film horror”

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