Torino eros e tabù

La legge Merlin e la chiusura dei bordelli

In un articolo recentemente pubblicato, facendo riferimento al tour organizzato da Held Eventi – Torino Eros e Tabù: il volto nascosto della città – abbiamo trattato il tema relativo all’animo erotico e lussurioso di una metropoli spesso troppo frettolosamente scartata dagli itinerari turistici “top” in Italia poichè considerata – erroneamente – una città industriale con poco da offrire e ancor meno da raccontare (ndr. per chi volesse scoprire ed approfondire le bellezze e le storie di Torino consigliamo di consultare il nostro sito di Held Eventi).

Il motivo per il quale si è interrotto il rapporto tra gli italiani e le case di tolleranza è stato  l’introduzione della “Legge Merlin” che ne ordinò la chiusura a partire dalla mezzanotte tra il 19 ed il 20 settembre 1958.

Siamo certo che molti di voi sono al corrente di quest’ultimo episodio e della legge di cui sopra.
Ma quanti di voi sanno da chi prese il nome questa legge e cosa prevede il testo della stessa?

Proviamo a vederci un po’ più chiaro allora.

LA LEGGE MERLIN

Il 6 agosto 1948, con la presentazione al senato del progetto di legge “Abolizione della regolamentazione della prostituzione, lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui e protezione della salute pubblica”, la futura senatrice Lina  Merlin assestò il primo scossone ad un sistema ormai arcaico.

“Il testo originario della Merlin, mirava ad eliminare ogni forma di schedatura, anche a scopo sanitario, e qualsiasi tipo di sfruttamento. Inoltre, la legge rivendicava la tutela della morale pubblica, il diritto alla dignità delle donne e alla libera partecipazione alla vita sociale sancita dalla Costituzione.

Insisteva, in particolare, sull’abuso del controllo poliziesco e sulla necessità di liberare  le donne da forme di controllo che le mantenevano in uno stato di inferiorità sociale, giuridica e morale.

Il fulcro del secondo disegno di legge, invece, fu leggermente spostato dai diritti civili. Il 29 luglio 1949, infatti, al centro del ddl approdato in Parlamento vi fu, in particolare e, tra l’altro, il problema della rieducazione morale, proponendo soluzioni di carattere assistenziale come la creazione di istituti per il recupero delle prostitute”  (cit. Tiziana Bagnato – www.instoria.it).

L’iter legislativo sarà duro, difficile e lungo. Ma infine sfociò in una meritata vittoria.

La legge stabiliva, nel termine di sei mesi dall’entrata in vigore della stessa, la chiusura delle case di tolleranza, l’abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e l’introduzione di una serie di reati intesi a contrastare lo sfruttamento della prostituzione altrui.

Tale legge, proibendo l’attività delle “case da prostituzione” puniva sia lo sfruttamento sia il favoreggiamento della prostituzione, in particolar modo “chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui”. La norma prescriveva anche la costituzione di un Corpo di polizia femminile, che da allora in poi si sarebbe occupata della prevenzione e della repressione dei reati contro il buon costume (sanzionati anche dalla stessa legge Merlin come “libertinaggio”) e della lotta alla delinquenza minorile.

La prostituzione in sé, volontaria e compiuta da donne e uomini maggiorenni e non sfruttati, restò però legale, in quanto considerata parte delle scelte individuali garantite dalla Costituzione, come parte della libertà personale inviolabile (articolo 2 e articolo 13).

La legge,  20 febbraio 1958, n. 75 è una legge della Repubblica Italiana è tuttora in vigore.

Il provvedimento legislativo successivamente noto come “Legge Merlin” fu il principale dell’attività politica della parlamentare socialista Lina Merlin, che intese seguire l’esempio dell’attivista francese ed ex prostituta Marthe Richard, sotto la cui spinta nel 1946 erano state chiuse le case di tolleranza in Francia, e riprende i principi della Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione 317 (IV) del 2 dicembre 1949, entrata in vigore il 25 luglio 1951 e resa esecutiva in Italia con legge 23 settembre 1966 n. 1173.

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